Tessitura a mano o industriale? La risposta è una storia che ha cambiato il mondo.
"Ma questi tessuti sono fatti a mano?"
È probabilmente la domanda che ci viene rivolta più spesso da chi entra nei nostri punti vendita.
Ogni volta ci fermiamo qualche secondo.
Perché la risposta non è semplicemente un "sì" o un "no".
Per rispondere davvero bisogna raccontare quasi trecento anni di storia, attraversando alcune delle invenzioni che hanno cambiato per sempre il lavoro dell'uomo.
La maggior parte delle persone immagina che esistano soltanto due modi di tessere.
Da una parte il telaio a mano.
Quello che tutti abbiamo visto almeno una volta: una tessitrice che muove con pazienza ogni filo, uno dopo l'altro.
Dall'altra parte la grande industria moderna.
Macchine elettroniche, produzione continua, velocità elevatissime.
Ma tra questi due mondi esiste una realtà che oggi quasi nessuno conosce più.
È il mondo dell'archeologia industriale.
Ed è proprio qui che vive ancora oggi la nostra tessitura.
Quando una navetta iniziò a volare
Nel 1733, l'inventore inglese John Kay presentò una macchina destinata a cambiare la storia della tessitura: la Flying Shuttle, la navetta volante.
Fino a quel momento la navetta veniva passata manualmente da una mano all'altra del telaio.
Quando il tessuto era largo servivano addirittura due persone.
John Kay ebbe un'intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria.
Realizzò una navetta in legno dotata alle estremità di puntali metallici.
Ai lati del telaio installò due meccanismi che colpivano alternativamente queste punte, lanciando la navetta da una parte all'altra del telaio con una velocità fino ad allora impensabile.
Era nata la navetta volante.
Negli anni successivi quel sistema fu perfezionato con i caratteristici martelli battinavetta, ancora oggi presenti sui nostri telai.
Ogni colpo lancia la navetta verso il lato opposto.
Il rumore ritmico che si sente in laboratorio è esattamente lo stesso che si ascoltava nelle tessiture europee oltre due secoli fa.
Prima dell'elettricità c'era l'acqua
I primi telai automatici non erano alimentati da motori.
L'energia arrivava direttamente dai fiumi.
Le tessiture venivano costruite lungo i corsi d'acqua.
All'esterno una grande ruota idraulica trasformava la forza del torrente in movimento.
Attraverso alberi di trasmissione e lunghe cinghie in cuoio quel movimento raggiungeva ogni telaio.
Fu uno dei primi esempi di automazione industriale della storia.
Più tardi arrivò il motore a vapore di James Watt, che permise di costruire fabbriche anche lontano dai fiumi.
Il telaio che inventò la programmazione
Nel 1805, Napoleone Bonaparte e l'imperatrice Giuseppina visitarono Joseph Marie Jacquard a Lione.
Rimasero così colpiti dalla sua invenzione da concedergli una pensione vitalizia affinché continuasse a svilupparla.
Quella macchina era il Jacquard.
Ancora oggi rappresenta una delle più grandi invenzioni dell'archeologia industriale.
La macchina legge una lunga serie di schede perforate.
Ogni foro rappresenta un comando.
Ogni scheda decide automaticamente quali fili dell'ordito devono salire e quali devono rimanere abbassati.
Successivamente la navetta attraversa quello spazio portando il filo di trama.
Ripetendo migliaia di volte questa sequenza nasce il disegno.
Non viene stampato.
Non viene ricamato.
Nasce direttamente nel tessuto.
Il primo linguaggio della storia
Osservando una scheda Jacquard si rimane colpiti dalla sua semplicità.
Un foro.
Oppure nessun foro.
Sì.
No.
Uno.
Zero.
È impossibile non pensare al linguaggio binario utilizzato ancora oggi dai computer.
Non è un caso se proprio le schede perforate utilizzate nei telai Jacquard hanno ispirato, oltre un secolo più tardi, le schede perforate impiegate nei primi sistemi di elaborazione dati e nei computer IBM.
È straordinario pensare che una delle radici dell'informatica moderna affondi proprio nel mondo della tessitura.
Perché questi telai sono ancora così speciali?
Ed è qui che arriviamo alla domanda che ci fanno più spesso.
Perché utilizzare ancora oggi macchine costruite oltre cento anni fa?
La risposta è semplice.
Perché sono nate per lavorare le fibre più preziose.
Questi telai venivano impiegati soprattutto per la produzione della seta.
La seta è una fibra delicatissima.
Per essere lavorata richiede movimenti fluidi, precisi e soprattutto lenti.
A differenza dei moderni telai industriali, progettati per raggiungere velocità elevatissime, i telai a navetta volante lavorano con un ritmo molto più tranquillo.
Questa caratteristica riduce le sollecitazioni meccaniche sulle fibre naturali.
Il filato viene accompagnato nel processo di tessitura con estrema delicatezza.
È uno dei motivi per cui questi telai riescono ancora oggi a valorizzare al massimo fibre pregiate come il lino, il cotone di alta qualità e naturalmente la seta.
Noi abbiamo scelto di non aumentare quella velocità.
Abbiamo scelto di rispettare il ritmo per cui queste macchine sono state progettate.
Per questo motivo parliamo spesso di tessitura lenta.
Una filosofia produttiva nella quale la qualità viene prima della quantità.
La qualità si sente
Lavorando lentamente, le fibre mantengono tutta la loro naturale morbidezza.
I nostri tessuti escono dal telaio già piacevoli al tatto.
Lavaggio dopo lavaggio migliorano ulteriormente.
Il lino si rilassa.
Il cotone acquista morbidezza.
Le fibre naturali mostrano tutta la loro straordinaria capacità di migliorare con il tempo.
È il contrario della logica dell'usa e getta.
Sono tessuti pensati per accompagnare una famiglia per molti anni.
Allora... è fatto a mano?
La risposta è.......
È il risultato di una tecnologia nata tra la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale.
Una tecnologia che ha rivoluzionato il mondo e che oggi continua a vivere grazie a dieci telai a navetta volante che ogni giorno lavorano nel nostro laboratorio.
Ogni tovaglia.
Ogni canovaccio.
Ogni asciugamano.
Ogni tessuto che realizziamo porta con sé quasi tre secoli di innovazione.
Quando scegliete un prodotto della Tessitura Giaquinto non acquistate soltanto un tessuto.
State portando nella vostra casa una piccola parte della storia dell'ingegno umano.
